AI CAPI DI GOVERNO DEI G8
di
Apostolato Sociale della Compagnia di Gesù
Di seguito vi
trasmettiamo il testo della lettera scritta dai
Coordinatori di Assistenza dell’Apostolato Sociale della
Compagnia di Gesù e indirizzata ai Capi di stato del G8.
La lettera è stata presentata al pubblico durante il
raduno MAKEPOVERTYHISTORY tenutosi a Edimburgo il 2
luglio 2005 da una delegazione di gesuiti ed è
scaricabile dal nostro sito <http://www.sjweb.info/sjs/>
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Ai capi di governo dei
paesi del G8
Gleneagles, 1 luglio
2005
Cari Presidenti e Primi
Ministri,
siamo un gruppo di
gesuiti di varie nazionalità: per lavoro, vocazione e
scelta, accompagniamo numerosi gruppi di persone che
vivono in povertà in ogni parte del mondo, privati dei
più elementari diritti umani.
Desideriamo cogliere
l’occasione che il vostro meeting in Scozia ci fornisce
per rivolgervi un appello. In questo modo uniamo la
nostra voce al grido dei tanti cittadini che oggi si
sono mobilitati in tutto il mondo e diamo il nostro
umile contributo all’imponente richiesta a voi rivolta
di adottare i mezzi necessari perché la povertà in cui
vive gran parte dell’umanità possa passare alla storia
una volta per tutte. Così intendiamo il nostro essere
fedeli alla missione di promuovere la giustizia che la
fede che professiamo richiede.
Attraverso il contatto
con coloro che soffrono gli effetti della povertà,
abbiamo conoscenza diretta delle sue conseguenze. La
povertà comporta fondamentalmente la privazione della
libertà. Provoca morte prematura, analfabetismo,
malattia, toglie partecipazione e voce nell’ambito
pubblico, rende indifesi di fronte al comportamento
arbitrario dei funzionari del governo, provoca violenza
e fuga in altri luoghi. La povertà è causata e aggrava
la discriminazione sessuale. Impedisce l’accesso ai beni
e ai servizi di prima necessità quali salute, acqua o un
sano ambiente naturale. Toglie la possibilità di
scegliere una vita che ci renda felici. Come dice il
nostro Padre Generale, “la povertà ha sempre prodotto
sfinimento e umiliazione, e rende inoltre difficile
l’auto-stima e la pratica della solidarietà.” [1] In
breve, la povertà disumanizza e ferisce la dignità cui
ogni persona ha diritto essendo creata ad immagine di
Dio.
Sappiamo pure che la
povertà è legata al perverso sistema di distribuzione
globale delle risorse e dei modi di produrre, consumare
e relazionarsi alla natura, diffusi tra coloro che
beneficiano di tale sistema. Come ci ha ricordato
Giovanni Paolo II, “i maggiori problemi economici del
nostro tempo non dipendono dalla mancanza di risorse, ma
dal fatto che le attuali strutture economiche, sociali e
culturali faticano a farsi carico delle esigenze di un
autentico sviluppo.”[2]
Per tutto questo,
essendo obbligo stringente della giustizia e della
verità quello di impedire che i bisogni umani
fondamentali rimangano inappagati, e siccome oggi più
che mai noi sappiamo che è possibile eliminare la
povertà, vi esortiamo perché dalla vostra posizione di
privilegio diate avvio a provvedimenti atti a:
-
Aumentare e
migliorare la qualità dell’ aiuto internazionale per
lo sviluppo, come prova concreta della destinazione
universale dei beni, della ridistribuzione
internazionale delle ricchezze e del diritto di
sviluppo dei popoli.
-
Trovare una
definitiva ed equa soluzione al problema del debito
estero, che moltissimi paesi hanno già
esageratamente risarcito sviando le risorse
necessarie allo sviluppo delle persone, perché “in
molti casi, questi Paesi sono obbligati a tagliare
le spese per le necessità vitali, come il cibo, la
sanità, la casa e l'educazione, per pagare i debiti
nei confronti delle agenzie monetarie internazionali
e delle banche. Questo significa che molte persone
sono intrappolate in condizioni di vita che sono un
affronto alla dignità umana.”[3]
-
Promuovere un
sistema di commercio internazionale centrato sullo
sviluppo umano, che tenga conto del fatto che
un’economia di scambio non può poggiare
esclusivamente sulla legge della libera concorrenza,
perché “la libertà degli scambi non è equa se non
subordinatamente alle esigenze della giustizia
sociale.”[4]
-
Promuovere
istituzioni internazionali che favoriscano lo
sviluppo dei popoli, diano loro voce e
rappresentanza, e favoriscano la ridistribuzione
delle risorse globali. Ci uniamo così all’appello di
Paolo VI quando scrisse, “bisogna anche avere il
coraggio d'iniziare una revisione dei rapporti tra
le nazioni: divisione internazionale della
produzione, struttura degli scambi, controllo dei
profitti, sistema monetario.”[5]
-
Mettere in moto nei
vostri paesi dei modelli di sviluppo basati sulla
solidarietà e la sostenibilità, perché la “civiltà
dei consumi”[6] non è la risposta alle aspirazioni e
alle potenzialità dell’uomo. Non ci rende più
pienamente umani, opera contro l’equilibrio
ecologico del pianeta e non può dare redditività ai
poveri, perché “non è possibile elevare i popoli
poveri al livello di quelli sviluppati. Se vincere
la povertà significasse questo, non sarebbe
possibile vincere la povertà.”[7]
Con questi
provvedimenti possiamo iniziare a muoverci verso “un
ordine mondiale di vera solidarietà, in cui tutti
possano avere, come è loro diritto, un posto al
banchetto del Regno,”[8] e dove i poveri non siano
considerati un
problema ma piuttosto
soggetti e protagonisti di un futuro più umano per il
mondo intero.
Assieme agli altri
leader del mondo, vi siete impegnati in molte occasioni
a percorrere questa strada. Dal Summit della Terra di
Rio de Janeiro (1992), al Summit sullo Sviluppo
Sostenibile di Johannesburg (2002); dal Summit sullo
Sviluppo Sociale di Copenhagen (1995), al Summit del
Millennio di New York (2000), molti sono gli impegni che
devono ancora essere realizzati.
È giunto il momento di
mantenere la parola, come i vostri stessi cittadini
stanno chiedendo. In gioco ci sono i diritti
fondamentali di molte persone, e con loro la dignità
dell’intero genere umano.
Fernando Franco sj,
Segretario per la Giustizia Sociale della Compagnia di
Gesù;
Andreas Gösele sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’Europa
Centrale;
Antoine Berilengar sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’Africa e il
Madagascar;
Javier Arellano Yanguas
sj, Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’Europa
Meridionale;
Jim Stormes sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale e Internazionale
della Conferenza dei Gesuiti USA
Jorge Julio Mejía sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’America
Latina;
Rafael Moreno sj,
Assistente del Coordinatore dell’Apostolato Sociale per
l’America Latina;
Paulo Sergio Vaillant
sj, Coordinatore dell’Apostolato Sociale per il Brasile;
Antoine Kerhuel sj, In
nome dell’Apostolato Sociale dell’Europa Occidentale;
Jakub Cebula sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’Europa
Orientale;
Paul Dass sj,
Coordinatore dell’Apostolato Sociale per l’Asia
Orientale e Oceania;
Joe Xavier sj,
Segretario JESA (Gesuiti per l’Azione Sociale) dell’Asia
Meridionale.
* Note
[1] Peter-Hans
Kolvenbach, La opción por los pobres y la superación de
la pobreza. UCAB, Caracas, 1998.
[2] Giovanni Paolo II,
Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 2000, p.
14.
[3] Giovanni Paolo II,
Ecclesia in Asia, 40.
[4] Paolo VI, Populorum
Progressio, 59.
[5] Paolo VI,
Octogésima Adveniens, 43.
[6] Giovanni Paolo II,
Sollicitudo Rei Socialis, 28.
[7]
Peter-Hans Kolvenbach, op.cit.
[8] Compagnia di Gesù,
Congregazione Generale XXXIV, D.3, p.7.
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